Un altro irripetibile concerto degli Stregoni a Firenze

Posted by on Nov 12, 2017 in Uncategorized |

Quando di un concerto si dice che è stato “irripetibile” spesso si usa questo termine per sottolinearne la straordinarietà ma, di fatto, ogni concerto è ripetibile in quanto, di solito, vengono proposte sempre le stesse canzoni dell’artista o della band che si esibisce. C’è solo una band al mondo che rende ogni concerto “irripetibile”, e non per modo di dire, ma per davvero, perché non solo le musiche sono sempre diverse, ma persino i musicisti! Stiamo parlando ovviamente del progetto di Johnny Mox e Above the tree che ormai ha oltrepassato il primo anno di vita e che ha preso il nome di “Stregoni”. Gli stregoni che si sono esibiti con Johnny e Above the tree il 29 settembre 2017 al Glue Alternative Concept Space di Firenze sono stati i richiedenti asilo del circondario, e più nello specifico delle aree di Fucecchio, San Miniato, Castelfranco di Sotto, Santa Croce sull’Arno e Montopoli in Val d’Arno. Per chi già conosce l’idea da cui sono nati i concerti degli Stregoni ormai c’è poco da stupirsi, ma ogni volta che questa colorata band approda in un posto nuovo la curiosità è d’obbligo. Una volta giunto in terra di Toscana Johnny Mox è stato intervistato e invitato ancora una volta a spiegare in che modo è nato il progetto e come si sta evolvendo. Gli Stregoni inventano sul palco ogni volta un concerto nuovo perché ai due musicisti che costituiscono il “core group” della formazione in movimento si uniscono di volta in volta a nuovi elementi. Questi nuovi elementi sono i ragazzi che vengono ospitati nei centri per rifugiati, persone che spesso hanno storie terribili alle spalle ma che sono pur sempre ragazzi che amano la musica e hanno voglia di divertirsi. Uno è il concetto che sta molto a cuore a Johnny Mox, ed è quello dell’improvvisazione imperfetta. Non ci sono prove generali, ci sono persone molto diverse, la maggior parte dei quali non musicisti, ma a volte anche sì, che cercano di trovare un punto d’incontro comune. Però tutto avviene davanti alla gente che assiste, e quindi il pubblico finisce inevitabilmente per essere coinvolto. Sono molti gli scopi sociali di queste improvvisazioni musicali, ma forse il più forte è quello del dare una nuova chiave di lettura al fenomeno dell’immigrazione. Se si pensa ai migranti, dice Johnny Mox, si pensa ai barconi e ai lunghi viaggi in mare. Invece loro sono qui, nelle nostre città, bloccati da una burocrazia che spesso impedisce loro semplicemente di proseguire la loro vita. “Integrazione” è una parola che non piace a Johnny: lui dice che non è importante essere incuriositi dalle altre culture, non è necessario che ci si capisca tutti reciprocamente. Quello che conta è soltanto dare a tutti gli stessi diritti. Gli europei possono viaggiare e andare dove vogliono con i loro documenti, invece le persone che vengono dall’Africa o dal Medio Oriente no. Secondo Mox sarebbe necessario che tutti potessero avere dei visti di viaggio, perché la terra è di tutti e ognuno deve sentirsi libero, ed esserlo nei fatti, di scegliere quale luogo definire “casa”. Purtroppo, conclude amaro, le risorse economiche dei Paesi vengono spese in ben altre direzioni e c’è ben poco che un musicista possa fare per cambiare le cose. Può solo usare il linguaggio che conosce e che ama per lanciare un messaggio di pace e futuro prospero che spera venga raccolto.

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