Il tour invernale di Above the Tree

Posted by on Dic 18, 2017 in Uncategorized |

Mentre l’avventura in coppia con Johnny Mox prosegue, ovvero l’incredibile band itinerante e cangiante degli “Stregoni”, Above the tree (Marco Bernacchia) continua anche le sue sperimentazioni da solista con il quale si è fatto conoscere ed ha riscosso apprezzamenti da tutto il mondo della musica indipendente. La sperimentazione di Above the Tree non è solo sonora e musicale, ma si esprime anche attraverso al performance artistica ad ogni sua esibizione. Nessun concerto di Above the Tree è mai uguale all’altro, proprio come succede con gli Stregoni. Solo che in questo caso lui è solo ad esibirsi sul palco, con tutti i suoi strumenti che dispone sempre personalmente in modo tale che possa dare vita a tutte le sonorità che il suo estro musicale possa suggerirgli per quella sera. Da novembre Above the Tree ha dato il via ad un suo nuovo tour, che si è sta muovendo anche oltre i confini nazionali, dove sicuramente la creatività dell’artista è maggiormente apprezzata di quanto non sia in patria, e che terminerà il 24 dicembre, proprio alla vigilia di Natale. Le date che si sono già svolte sono state quelle del 29 novembre, quando Above the Tree ha suonato in Francia, a Caen, presso il cafè Souvage su un piccolo palco raccolto, che ha quasi faticato a contenere tutta la sua strumentazione. Il musicista ha allestito il suo ambiente portandosi dietro anche alcune sue creazioni, tele, pitture, disegni, forse tracciati di memorie da non smarrire. La tappa successiva è stata presso la capitale francese, dove Marco ha suonato il 30 novembre presso “Chair de poule” esibendosi in un acustic showcase, come ha definito lui stesso la sua perfomance. Ancora a Parigi è rimasto il primo giorno del mese di dicembre, suonando all’Espace B. Questa volta gli strumenti sono stati esposti sul palco in un groviglio di fili volutamente caotico, e come al solito Above the Tree ha suonato con il volto coperto, indossando le sue stranianti maschere di cartone. A questo punto il musicista ha abbandonato il suolo francese per volare in Belgio, a Bruxelles, dove ha suonato il 2 dicembre a Sterput. Il tour di Above the Tree è stato studiato affinché in pochissimo tempo egli potesse toccare i suoli nazionali più diversi. Solo un giorno in Belgio per poi andare in Olanda, il 3 dicembre a Dordrecht e il 5 dicembre a Rotterdam. A Dordrecht ha suonato presso il DOOR, e a Rotterdam presso il Worm. Il 6 dicembre si è infine svolta l’ultima tappa non italiana, ancora in Olanda, stavolta ad Amsterdam, presso il De Ruimte. Dopo una piccola pausa di qualche giorno, il “Next tour”, questo il titolo della serie di concerti che sta tenendo Above the Tree, riprenderà il 16 dicembre in Italia. La prima tappa è a Dueville, piccolo comune in provincia di Vicenza; a seguire Marco sarà a Montebelluna, dove si esibirà presso l’OUTSIDE INSIDE studio. Le ultime tappe saranno a Bologna (19 dicembre, Freak Out), Roma (20 dicembre, Fanfulla), Loreto (22 dicembre, Resonanz) e infine concluderà il Next Tour a Senigallia il 24 dicembre presso il locale Factory zero zero. Un percorso circolare il suo, dunque, che da molto lontano lo riporterà alle sue stesse radici (Marco Bernacchia è marchigiano) a dimostrare, come sempre, che la musica è un linguaggio che permette di parlare con tutti e di girare il mondo senza avere bisogno di dire neppure una parola.

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La musica che rivoluziona: Centro Studi Libertari di Jesi e Above the tree

Posted by on Dic 18, 2017 in Uncategorized |

Il Centro Studi Libertari di Jesi, cittadina in provincia di Ancona, si trova in via Pastrengo ed è intestato a Luigi Fabbri. Si tratta di un luogo di libero scambio, dove vengono organizzate durante il corso di tutto l’anno tante manifestazioni che di solito partono dai più giovani, dagli studenti, ma non sono pensate solo ed esclusivamente per essi. Il Centro Studi è infatti soprattutto un luogo per la cittadinanza, dove si possa diventare più consapevoli delle problematiche quotidiane e cercare, insieme, di trovare una soluzione. La capacità di assumere un nuovo spirito critico e di diventare nuovamente protagonisti delle nostre città sono due esigenze fortemente sentite soprattutto dai giovani d’oggi, che troppo spesso si vedono messi da parte, considerati non degni di prendere decisioni importanti. Presso il Centro Studi Libertari “Fabbri”, invece, ci si incontra, si discute, e qualche volta si protesta anche. Come ad esempio è accaduto sabato 11 novembre, quando è stata organizzata un’iniziativa musicale con una finalità molto precisa. Da qualche tempo a Jesi si vocifera di un nuovo progetto che dovrebbe riguardare il quartiere San Giuseppe. Il progetto, nello specifico, prevede la costruzione di una torre Erap, una palazzina composta da sette piani che dovrebbe sorgere in via Tessitori. Questa dovrebbe essere un’opera di riqualificazione del quartiere, ma molti cittadini non la pensano esattamente così. Sono numerose, infatti, le associazioni che si sono scagliate contro l’edificazione di questo ennesimo mostro, chiedendo invece una riqualificazione più a misura d’uomo, magari con parchi, panchine e illuminazione pubblica. Tutti questi servizi, infatti, mancano attualmente e se ne sente il bisogno. Per far sentire la propria voce diverse associazioni cittadine hanno così deciso di mettere in atto una sorta di “protesta musicale” del tutto pacifica, durante la quale però si sono sviscerati questi argomenti e si è soprattutto dimostrato che la cittadinanza non resterà inerme a guardare. Il Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri”, insieme al Coordinamento No Torre Erap, al circolo Arci Jesi-Fabriano e al Comitato Parco del Granita, coadiuvato dal gruppo consiliare “Jesi in comune – Laboratorio Sinistra”, dal Meetup “Spazio Libero”, da Libera, presidio di Jesi, e dall’associazione Valvolare, ha dunque dato vita ad un mega concerto dal titolo “Risorgipeppe” che si è svolto sabato 11 novembre presso il Centro Sociale della città a partire dalle ore 23:00. Diversi gruppi di giovani artisti emergenti si sono avvicendati sul palco per cantare la loro rabbia, la loro voglia di una città migliore, il loro desiderio di un futuro più vivibile. Accanto al concerto si sono svolte anche altre manifestazioni, e non è mancato un angolo enogastronomico. Ancora una volta la musica ha dimostrato il suo enorme potenziale rivoluzionario; come sempre si è dimostrata linguaggio universale per permettere il dialogo tra posizioni diverse. Ed in questo contesto non poteva non unirsi la voce di Above the tree, artista eclettico che delle Marche è originario ed è quindi un po’ “tornato a casa”. La sera successiva, domenica 12 novembre, si è infatti esibito sul palco del Centro Studi Libertari “Fabbri” con tutta la sua carica innovativa. Fin dall’inizio della sua carriera, infatti, Above the tree, pseudonimo di Marco Bernacchia, ha sempre cercato di studiare nuove sonorità capaci di trasmettere messaggi innovativi che parlino alla coscienza civica delle persone. Il suo impegno è confermato dall’ultimo progetto nel quale si è impegnato con il collega Johnny Mox, la band di migranti “Stregoni”. A Jesi ha infiammato il palco con le sue sperimentazioni musicali, esibendosi dopo il duo umbro “Malatesta”.

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Il concerto degli Stregoni al Centro Sociale Rivolta di Marghera

Posted by on Nov 13, 2017 in Uncategorized |

Quando si pensa ai centri di accoglienza ciò che viene in mente sono luoghi più simili a prigioni che ad alberghi, o ad una casa. Si tratta spesso, troppo spesso, di luoghi tetri, in cui le persone vengono stipate senza speranza per il futuro, senza personale adeguato che possa seguire i loro percorsi individuali, senza che ognuno di loro venga considerato per quello che è, un essere umano, quanto più come un numero, o un problema burocratico da risolvere (possibilmente rispedendolo a casa propria). Questa, purtroppo, è la norma, e non è possibile negarlo. Però, per fortuna, esistono anche le eccezioni, e una di queste è il CAS Rivolta di Marghera. La gestione qui è stata affidata alla Cooperativa Sociale Caracol, che fin da subito ha propugnato una modalità di conduzione radicalmente diversa da quella che viene solitamente adottata. Indubbio vantaggio per mettere in pratica la loro visione illuminata dell’accoglienza ai migranti è stato il fatto che questo centro di accoglienza è molto piccolo, non ospita che un numero esiguo di persone. Ma questa, secondo la cooperativa, dovrebbe essere la regola. Non è possibile seguire davvero una moltitudine di persone, centinaia o migliaia, se mancano persone adeguatamente preparate che possano davvero stare dietro a tutti. In quei casi si possono garantire solo i servizi basilari (a volte nemmeno quelli) e accade dunque che i migranti finiscano per languire per mesi interi, a volte anni, in una “terra di mezzo” senza possibilità di futuro. Invece, quando il gruppo è fatto di pochi elementi, è davvero possibile creare una comunità, come è accaduto qui, a Marghera, piccolo centro dell’entroterra veneziano. I primi migranti che sono arrivato erano per lo più africani, arrivati dal Mali e alla Nigeria, oltre ad un bengalese. Stanchi di aver passato lunghi mesi senza far nulla, la prima cosa che hanno chiesto è stato di poter cucinare e di potersi, in qualche modo, autogestire. La cooperativa ha accettato, fino ad affidare direttamente a loro i soldi per l’organizzazione della struttura. E, dicono, non se ne sono mai pentiti. Infatti si è riusciti a creare un piccolo modello virtuoso in cui sono i migranti stessi ad essere coinvolti in prima persona nella loro vita quotidiana. Questo non li fa sentire solo degli ospiti in attesa di una sistemazione, ma degli attori principali nella loro storia. Possono decidere quali abiti comprare per se stessi, e la Cooperativa Caracol dice di ritenere che questo sia assolutamente giusto per dare dignità ad una persona. L’atmosfera peculiare che si respira presso il Centro Sociale Rivolta è evidente anche nel modo in cui è stato pensato l’ambiente: gli arredi interni sono stati recuperati da un’installazione artistica in precedenza esposta presso la Biennale. Si tratta del progetto “Building Knowledge” ideato da Anupama Kundoo, architetto indiano che ha messo la sua opera a disposizione della Cooperativa Caracol e dei migranti, che l’hanno usata per riempire gli spazi del centro di accoglienza. Per chi già conosce il progetto Stregoni, un innovativo format musicale ideato e portato avanti da ormai oltre un anno dai musicisti italiani Johnny Mox e Above the tree, è facile comprendere come questo luogo sia diventato il palcoscenico ideale per la band. Stregoni nasce dall’idea che integrazione non è necessariamente necessità di comprendere, ma solo lasciare libertà di espressione, anche musicale. La sera di sabato 28 ottobre 2017 gli Stregoni si sono infatti esibiti proprio al Centro Rivolta, e a seguire hanno partecipato ad una cena autofinanziata e solidale. Per raccontare, ancora una volta, come per essere fratelli non serve essere nati nello stesso Paese.

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