Il concerto degli Stregoni al Centro Sociale Rivolta di Marghera

Posted by on Nov 13, 2017 in Uncategorized |

Quando si pensa ai centri di accoglienza ciò che viene in mente sono luoghi più simili a prigioni che ad alberghi, o ad una casa. Si tratta spesso, troppo spesso, di luoghi tetri, in cui le persone vengono stipate senza speranza per il futuro, senza personale adeguato che possa seguire i loro percorsi individuali, senza che ognuno di loro venga considerato per quello che è, un essere umano, quanto più come un numero, o un problema burocratico da risolvere (possibilmente rispedendolo a casa propria). Questa, purtroppo, è la norma, e non è possibile negarlo. Però, per fortuna, esistono anche le eccezioni, e una di queste è il CAS Rivolta di Marghera. La gestione qui è stata affidata alla Cooperativa Sociale Caracol, che fin da subito ha propugnato una modalità di conduzione radicalmente diversa da quella che viene solitamente adottata. Indubbio vantaggio per mettere in pratica la loro visione illuminata dell’accoglienza ai migranti è stato il fatto che questo centro di accoglienza è molto piccolo, non ospita che un numero esiguo di persone. Ma questa, secondo la cooperativa, dovrebbe essere la regola. Non è possibile seguire davvero una moltitudine di persone, centinaia o migliaia, se mancano persone adeguatamente preparate che possano davvero stare dietro a tutti. In quei casi si possono garantire solo i servizi basilari (a volte nemmeno quelli) e accade dunque che i migranti finiscano per languire per mesi interi, a volte anni, in una “terra di mezzo” senza possibilità di futuro. Invece, quando il gruppo è fatto di pochi elementi, è davvero possibile creare una comunità, come è accaduto qui, a Marghera, piccolo centro dell’entroterra veneziano. I primi migranti che sono arrivato erano per lo più africani, arrivati dal Mali e alla Nigeria, oltre ad un bengalese. Stanchi di aver passato lunghi mesi senza far nulla, la prima cosa che hanno chiesto è stato di poter cucinare e di potersi, in qualche modo, autogestire. La cooperativa ha accettato, fino ad affidare direttamente a loro i soldi per l’organizzazione della struttura. E, dicono, non se ne sono mai pentiti. Infatti si è riusciti a creare un piccolo modello virtuoso in cui sono i migranti stessi ad essere coinvolti in prima persona nella loro vita quotidiana. Questo non li fa sentire solo degli ospiti in attesa di una sistemazione, ma degli attori principali nella loro storia. Possono decidere quali abiti comprare per se stessi, e la Cooperativa Caracol dice di ritenere che questo sia assolutamente giusto per dare dignità ad una persona. L’atmosfera peculiare che si respira presso il Centro Sociale Rivolta è evidente anche nel modo in cui è stato pensato l’ambiente: gli arredi interni sono stati recuperati da un’installazione artistica in precedenza esposta presso la Biennale. Si tratta del progetto “Building Knowledge” ideato da Anupama Kundoo, architetto indiano che ha messo la sua opera a disposizione della Cooperativa Caracol e dei migranti, che l’hanno usata per riempire gli spazi del centro di accoglienza. Per chi già conosce il progetto Stregoni, un innovativo format musicale ideato e portato avanti da ormai oltre un anno dai musicisti italiani Johnny Mox e Above the tree, è facile comprendere come questo luogo sia diventato il palcoscenico ideale per la band. Stregoni nasce dall’idea che integrazione non è necessariamente necessità di comprendere, ma solo lasciare libertà di espressione, anche musicale. La sera di sabato 28 ottobre 2017 gli Stregoni si sono infatti esibiti proprio al Centro Rivolta, e a seguire hanno partecipato ad una cena autofinanziata e solidale. Per raccontare, ancora una volta, come per essere fratelli non serve essere nati nello stesso Paese.

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Religion Today FilmFestival e gli Stregoni

Posted by on Nov 13, 2017 in Uncategorized |

Anche quest’anno, tra il 13 e il 22 ottobre, si ripeterà a Trento un appuntamento che si tiene ormai da vent’anni, e che infatti, in questo anniversario, ha preso come sottotitolo “Venti anni che hanno cambiato il mondo”. Stiamo parlando del “Religion Today FilmFestival”, una rassegna e un concorso cinematografico che però è molto più di questo, viste le peculiari tematiche che affronta fin dalla sua prima edizione. La religione è il tema più caldo e focale, un tema che troppo spesso è, nella nostra contemporaneità, fonte di conflitto. Viceversa la riflessione che scaturisce da “Religion Today”, che per l’edizione 2017, come sempre, si svolge tra Trento e dintorni, è quella dei dialogo, della necessità di trovare un punto di incontro tra le differenze. Il programma è molto nutrito e ruota attorno ad una selezione di ben 41 film provenienti da 28 Paesi diversi, che sono stati selezionati con difficoltà tra ben 400 candidati e che alla fine vedranno trionfare tre vincitori. Questi film raccontano per lo più storie quotidiane, che si legano alla difficoltà di trovare “casa” in un mondo che si dice interconnesso, dove le distanze sembrano essersi accorciate vista la facilità degli spostamenti e delle comunicazioni, ma che in realtà ha allontanato inesorabilmente e tragicamente le persone tra di loro. Oltre ai film in concorso ne saranno proiettati anche altri 20 che riassumo la storia del festival, e che vedranno tornare a confrontarsi alcuni dei registi che hanno trovato qui il loro trampolino di lancio e oggi sono cineasti affermati. Non mancano poi gli spunti di riflessione, con convegni e incontri che vertono su alcuni temi specificatamente selezionati: ad esempio l’immigrazione, le donne, la guerra. Molti gli ospiti illustri che si confrontano sul palco di Religion Today, dal Cardinale Carlo Maria Martini che presenzia ad una tavola rotonda incentrata sul docu-film di Ermanno Olmi “Vedete, sono uno di voi”, al paroliere e scrittore David Riondino, che intrattiene il suo pubblico sui temi della diversità e dell’accoglienza presentando il film che ha girato a Cuba, “Il papa in versi”. I vari appuntamenti del festival sono stati pensati tanto in orari mattutini, per coinvolgere i giovani e le scolaresche, che in orari pomeridiani, per andare incontro alle esigenze della popolazione più matura. A concludere l’intera assegna e il suo nutrito programma è, il giorno sabato 22 ottobre, la premiazione dei film vincitori, presso la Sala Aurora di Palazzo Trentini. Ma questo appuntamento, che si tiene in mattinata, non è la chiusura definitiva, perchè essa è affidata ad un gruppo d’eccellenza, quello che meglio di ogni altro negli ultimi mesi ha saputo raccontare la nuova realtà interculturale e multirazziale delle città europee. Sono infatti gli “Stregoni” Johnny Mox e Above the Tree a tenere un loro concerto in serata per fare da degna chiusura all’intero festival Religion Today, insieme ai loro ragazzi migranti che esprimono la loro voce con la musica. Il progetto musicale di Stregoni ha ormai toccato varie città italiane ed europee, ma è nato proprio nei centri di accoglienza di Trento e ora sembra una sorta di “incoronazione ufficiale” poter suonare in un ambito tanto prestigioso come il festival Religion Today. Ciò dimostra che quello che da sempre è stato l’obiettivo di Johnny Mox e Above the Tree è stato centrato: hanno creato un linguaggio universale non solo capace di parlare a tante persone di estrazione sociale e culturale diversa, ma anche di esprimersi dai palcoscenici più disparati.

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Un altro irripetibile concerto degli Stregoni a Firenze

Posted by on Nov 12, 2017 in Uncategorized |

Quando di un concerto si dice che è stato “irripetibile” spesso si usa questo termine per sottolinearne la straordinarietà ma, di fatto, ogni concerto è ripetibile in quanto, di solito, vengono proposte sempre le stesse canzoni dell’artista o della band che si esibisce. C’è solo una band al mondo che rende ogni concerto “irripetibile”, e non per modo di dire, ma per davvero, perché non solo le musiche sono sempre diverse, ma persino i musicisti! Stiamo parlando ovviamente del progetto di Johnny Mox e Above the tree che ormai ha oltrepassato il primo anno di vita e che ha preso il nome di “Stregoni”. Gli stregoni che si sono esibiti con Johnny e Above the tree il 29 settembre 2017 al Glue Alternative Concept Space di Firenze sono stati i richiedenti asilo del circondario, e più nello specifico delle aree di Fucecchio, San Miniato, Castelfranco di Sotto, Santa Croce sull’Arno e Montopoli in Val d’Arno. Per chi già conosce l’idea da cui sono nati i concerti degli Stregoni ormai c’è poco da stupirsi, ma ogni volta che questa colorata band approda in un posto nuovo la curiosità è d’obbligo. Una volta giunto in terra di Toscana Johnny Mox è stato intervistato e invitato ancora una volta a spiegare in che modo è nato il progetto e come si sta evolvendo. Gli Stregoni inventano sul palco ogni volta un concerto nuovo perché ai due musicisti che costituiscono il “core group” della formazione in movimento si uniscono di volta in volta a nuovi elementi. Questi nuovi elementi sono i ragazzi che vengono ospitati nei centri per rifugiati, persone che spesso hanno storie terribili alle spalle ma che sono pur sempre ragazzi che amano la musica e hanno voglia di divertirsi. Uno è il concetto che sta molto a cuore a Johnny Mox, ed è quello dell’improvvisazione imperfetta. Non ci sono prove generali, ci sono persone molto diverse, la maggior parte dei quali non musicisti, ma a volte anche sì, che cercano di trovare un punto d’incontro comune. Però tutto avviene davanti alla gente che assiste, e quindi il pubblico finisce inevitabilmente per essere coinvolto. Sono molti gli scopi sociali di queste improvvisazioni musicali, ma forse il più forte è quello del dare una nuova chiave di lettura al fenomeno dell’immigrazione. Se si pensa ai migranti, dice Johnny Mox, si pensa ai barconi e ai lunghi viaggi in mare. Invece loro sono qui, nelle nostre città, bloccati da una burocrazia che spesso impedisce loro semplicemente di proseguire la loro vita. “Integrazione” è una parola che non piace a Johnny: lui dice che non è importante essere incuriositi dalle altre culture, non è necessario che ci si capisca tutti reciprocamente. Quello che conta è soltanto dare a tutti gli stessi diritti. Gli europei possono viaggiare e andare dove vogliono con i loro documenti, invece le persone che vengono dall’Africa o dal Medio Oriente no. Secondo Mox sarebbe necessario che tutti potessero avere dei visti di viaggio, perché la terra è di tutti e ognuno deve sentirsi libero, ed esserlo nei fatti, di scegliere quale luogo definire “casa”. Purtroppo, conclude amaro, le risorse economiche dei Paesi vengono spese in ben altre direzioni e c’è ben poco che un musicista possa fare per cambiare le cose. Può solo usare il linguaggio che conosce e che ama per lanciare un messaggio di pace e futuro prospero che spera venga raccolto.

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