L’improvvisazione ragionata di Above the Tree

Posted by on Feb 27, 2018 in Uncategorized |

Ormai siamo abituati ad associare l’immagine di Above the tree, alias il musicista di Senigallia al secolo Marco Bernacchia, con quella di Johnny Mox e della loro band “Stregoni”. Il progetto in effetti negli ultimi mesi ha assorbito in modo quasi esclusivo il musicista, che però non rinuncia a portare avanti anche la sua carriera di solista, quella di “Above the tree”, appunto. Marco non è stato sempre e soltanto Above the tree: quando ha cominciato a suonare si esibiva in gruppi collettivi. Le sue prime esperienze, le più importanti, sono stati con M.A.Z.C.A. e Gallina, due esperimenti musicali che ancora oggi Marco considera fondamentali per la sua formazione. Classe ’79, ad un certo punto però si è trovato nella necessità di proseguire il suo percorso artistico da solo. Questo perché i suoi “compagni di viaggio” hanno cominciato a mettere su famiglia e ad avere troppi impegni per poter seguire le date dei concerti, che spesso e volentieri si svolgevano fuori dai confini nazionali. È in questo momento che nasce Above the tree, un percorso in solitaria che però spesso e volentieri si è incrociato con altri percorsi artistici: non solo Johnny Mox (Ginaluca Taraborelli), ma anche E-side (Matteo Sideri) e altri. Marco ha raccontato spesso nelle sue interviste di aver deciso di proseguire da solo la sua crescita artistica per la necessità di sentirsi libero di spostarsi senza legami (cosa che fa, spesso e volentieri, sia da solo che con gli Stregoni) ma anche perché voleva proseguire in assoluta autonomia la sua sperimentazione musicale. In molti ancora associano le sonorità di Above the tree a quelle del blues, ma Marco ha rivelato di non sentirsi affatto un “bluesman”. Il blues, ha detto, è un genere musicale che non gli appartiene in quanto italiano, mentre il blues trova le sue radici altrove. Questo genere è stato da lui “risputato”, per usare un suo termine, come tanti altri, per masticare una nuova sonorità e dare vita a brani che non assomigliano a niente che si sia sentito in precedenza. Above the tree, nonostante faccia senza ombra di dubbio musica non mainstream, non ha mai dovuto faticare troppo a trovare piccole etichette indipendenti che pubblicassero i suoi brani. All’inizio, riferisce, era lui stesso a pubblicare i suoi lavori. Poi ha cominciato a rivolgersi a case discografiche di nicchia, e spesso i suoi album vengono pubblicati anche da più di una sola etichetta (“Minimal love” è stato editato da ben sette case). A volte poi Marco torna sui suoi passi. Frugando tra le vecchie musicassette incise e all’interno dell’hard disk del suo computer trova pezzi composti in passato ed archiviati a cui riesce a dare nuova vita. Le sue performance sono sempre una via di mezzo tra lo spettacolo artistico e quello musicale. Si esibisce spesso indossando una maschera di cartone che ricorda vagamente un pollo. Quello, dice a chi gli chiede perché indossi una maschera così singolare, è il volto di Above the tree. Spesso poi si costruisce da solo gli elementi di scena, che diventano anche elementi per fare musica. Ad esempio, usa una pedana su cui battere il piede per accompagnare la sua chitarra. La chitarra, infatti, resta il suo strumento preferito, quello che, dice sempre lui stesso, gli permette di mettere in circolo voce, cervello e cuore. E se ha bisogno di altro, Above the tree prende il martello in mano e se lo costruisce, per continuare a creare il suo mondo di musica.

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