La grande rivoluzione degli Stregoni

Posted by on Mag 3, 2017 in Uncategorized |

Il progetto “Stregoni”, nato quasi per caso e, per così dire, per gioco, da un’idea di Johnny Mox e Above the tree, giovani musicisti del panorama underground italiano, sta finalmente per diventare un documentario. Infatti a breve verrà rilasciato in modo ufficiale il docufilm girato da Joe Barba in giro per l’Europa con i due artisti che hanno voluto creare un tour- evento in cui il focus si sposta sensibilmente da quella che è la norma. Se infatti di solito al centro dell’attenzione ci sono i cantanti e i musicisti con i loro brani, questa volta invece a fare la musica è il pubblico: più nello specifico, il pubblico formato dai tanti giovani migranti che vivono nelle città italiane. In vista dell’uscita del documentario, all’interno del quale verranno raccontati tanti piccoli aneddoti accaduti durante le jam session e si potranno conoscere i tanti volti diversi che hanno contribuito ad animare nei mesi scorsi il progetto Stregoni, Johnny Mox ha rilasciato un’intervista al magazine musicale on line “Nevermind”, cercando una volta di più di spiegare in cosa consiste la “stregoneria” cui lui e Above the tree hanno cercato di dare vita. Stregoni prevede la realizzazione di concerti che si basano su un principio molto semplice ma innovativo, ed è quello dell’errore. I due musicisti non partono da una traccia prestabilita, ma dalle musiche che i migranti conservano nei loro cuori, nella loro memoria e nei loro smartphone, per dare vita a nuove sonorità. Trattandosi di un processo del tutto improvvisato, senza alcuna prova preventiva, va da sé che non sempre tutto fila liscio. A volte si fatica a trovare l’armonia e si stenta a partire. Ma, dice Mox, è proprio qui il senso della questione. L’integrazione non è facile, richiede molto impegno e non sempre procede in linea retta: quindi lo sforzo che si compie deve essere visibile. Andare incontro all’altro, a chi è diverso da noi, significa rimettere in gioco se stessi completamente, ed è questo che Johnny Mox e Above the tree fanno anche dal punto di vista della musica. Al giorno d’oggi, spiega ancora Mox a “Nevermind”, siamo abituati alla perfezione dei suoni, ad udire voci pulite rese tali dall’uso dei sintetizzatori. Gli Stregoni invece vogliono lasciar vedere l’intenso lavoro che c’è dietro ad ogni brano, in modo che vi sia ancora maggiore soddisfazione nell’ascoltarlo una volta che venga messo a punto. L’idea di integrazione che c’è dietro questo, che si presenta come un progetto musicale ma che in realtà è molto di più, non è forzata ma vitale, necessaria per dare un nuovo impulso alla società italiana che sta invecchiando e ripiegandosi su se stessa. La pacifica convivenza non deve implicare per forza relazioni di amicizia, ma deve semplicemente presupporre il rispetto reciproco. Questo quindi è il senso del progetto Stregoni, che è però anche e soprattutto un laboratorio musicale che, come era nelle intenzioni dei suoi creatori, sta allargandosi sempre di più coinvolgendo un gran numero di soggetti. Da una parte ci sono i migranti con le loro tante tradizioni musicali, dall’altra ci sono gli artisti nazionali che stanno aderendo a loro volta al progetto, puntando verso un ambizioso obiettivo finale: cinque concerti in cinque diverse capitali europee che si svolgano in contemporanea, tutti sotto l’egida degli “Stregoni”. E l’ulteriore speranza è che l’integrazione passi dalla musica alla vita di tutti i giorni, e che finalmente si riesca a capire che chi arriva nel nostro Paese non è un nemico, ma una risorsa.

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