Johnny Mox torna sul progetto condiviso con Above the Tree “Stregoni”

Posted by on Mar 6, 2019 in Uncategorized |

Il 24 gennaio 2019 Johnny Mox, il nome d’arte di Gianluca Taraborelli, si è esibito con la sua band “Johnny Mox and the Moxters of the Universe” a Bolzano, presso il Sudwerk. Il concerto è stato un modo per presentare un futuro che non c’è, immagini sconnesse espresse attraverso sonorità variabili dal punk al gospel di un futuro che doveva essere ma che è svanito. Questa è la musica di Johnny Mox: una riflessione sul presente e sulle sue problematiche attuali per poi affondare dentro l’animo umano e trovarci le sue storture, i suoi aspetti più oscuri e profondi. In occasione del concerto, Johnny Mox ha rilasciato un’intervista durante la quale gli è stato chiesto anche di raccontare del progetto che porta avanti ormai da un paio di anni non con la sua band ma con un altro artista-sperimentatore della musica, Above the Tree alias Marco Bernacchia. Il progetto si chiama “Stregoni” ed è partito da un presupposto abbastanza rivoluzionario. Sul palco non si esibisce una band fissa, ma una formazione mobile che cambia di volta in volta. Questo perché, se anche il nucleo primigenio di stregoni sono Johnny Mox e Above the Tree, con loro suonano ogni volta persone diverse. E queste persone non vengono scelte a caso, ma vengono selezionate tra i ragazzi che si trovano ospiti dei centri di accoglienza in Italia (ma anche nel resto d’Europa). Stregoni infatti cerca di trovare un punto di incontro tra la realtà dei migranti, molto spesso demonizzata dai media e presentata con toni apocalittici, e quella delle città in cui essi vengono ospitati o, per meglio dire, parcheggiati. Mox spiega infatti che questa esperienza a stretto contatto con i migranti è nata dalla voglia di capire meglio il fenomeno, e che lo ha portato a confrontarsi con storie che sono spesso molto diverse da quello che viene raccontato ufficialmente. Questi ragazzi, dice, nei centri in cui vengono stipati si ammalano di nostalgia. Pensano a quello che hanno perso e abbandonato e non riescono ad integrarsi in un nuovo ambiente che non capiscono, né possono farlo se qualcuno non gli spiega come funzionano le cose. Per cercare di aprire una porta di comunicazione Johnny Mox e Above the Tree hanno pensato di usare la musica, e due strumenti che sono lo smartphone e il palco. Lo smartphone per chi fugge dal suo Paese è uno strumento indispensabile: primo perché lì dentro conserva la memoria del luogo da cui viene, con immagini e suoni. Il secondo motivo è che il telefonino serve per pagare il viaggio attraverso le transazioni telematiche. Il palco invece, ha spiegato Mox, serve come raffigurazione circoscritta del mondo, per mettere in scena l’incontro/scontro tra culture diverse. Infatti a volte i concerti degli Stregoni sono un successo inspiegabile: in un attimo si trova la giusta armonia e ne esce fuori un qualcosa di assolutamente irripetibile. In altri casi invece si fa fatica a trovare il ritmo giusto, a trovare il famoso punto d’incontro. Alla fine però si giunge sempre ad un’unica musica globale. Johnny Mox dice di non voler definire quella che fanno gli stregoni “world music”, né tantomeno dice di amare la definizione di “musica etnica”, che sembra sottintendere un pregiudizio di fondo. Forse nella musica degli Stregoni è racchiuso il vero senso di quel futuro che non c’è ma che si può ancora provare a costruire, prima di perdere definitivamente l’umanità.

Share This

Share this with your friends!